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Il museo in generale
The museum in general
La presentazione di tutto il percorso: meteorologia classica, sismologia, meteorologia moderna e laboratorio di fisica.
An overview of the whole tour: classical meteorology, seismology, modern meteorology and the physics laboratory.
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Il museo è stato inaugurato il 7 luglio 2001 ed è intitolato a due sacerdoti scienziati: Giovanni Sanguineti e Gaetano Leonardini, che negli anni hanno prestato la loro attività nell'insegnamento della fisica e nelle rilevazioni meteorologiche.
Il vecchio osservatorio meteo del seminario di Chiavari, invece, è intitolato ad un altro prete scienziato: Andrea Bianchi, che fondò l'osservatorio nel 1883 e ne fu il primo direttore.
Il museo è caratterizzato da un originale percorso di visita che consente al pubblico di immergersi in un ambiente scientifico e in un'atmosfera culturale ottocentesca. Il visitatore potrà partecipare in prima persona, azionando appositi dispositivi di simulazione.
Il museo è diviso in tre sezioni:
- Laboratorio di fisica
- Sismologia
- Meteorologia
La visita inizia dalla sala di meteorologia classica. In questa sala è stato ricostruito l'ufficio meteorologico che si trovava sulla torretta del seminario. In questa sala sono esposti i barometri, la radio per la ricezione del segnale orario e la scrivania su cui si trova uno dei registri sui quali venivano riportati a mano tutti i valori forniti dagli strumenti.
Su un lato trovate la fedele ricostruzione della terrazza meteorologica posta sulla torre del seminario. Qui potete vedere gli apparecchi che, per il tipo di misure fornite, devono necessariamente essere collocati all'esterno: l'anemometro per la misura del vento, il pluviometro per la pioggia e il solarimetro per il sole. Se azionate gli appositi comandi, provocherete vento, sole, pioggia e potrete vedere l'immediata risposta degli apparecchi.
Nell'angolo a destra c'è la ricostruzione della finestra meteorologica, che è il tipico dispositivo che deve trovarsi sempre sul lato nord di tutti gli osservatori ed è concepito per collocarvi gli strumenti atti a rilevare la temperatura e l'umidità dell'aria. In questa finestra sono esposti gli originali termometri e igrometri. Questi apparecchi devono essere esposti all'esterno, ma protetti dalle intemperie e dai raggi del sole. Venivano quindi collocati nello spazio compreso tra la persiana e il vetro di una finestra.
Prima di lasciare questa sala, però, spendiamo alcuni minuti per parlare degli orologi e della necessità, per un osservatorio meteo-sismico, di avere una registrazione perfetta dell'ora. L'ufficio meteo possedeva un orologio a pendolo che periodicamente doveva necessariamente venire registrato. Per verificare l'ora esatta, veniva utilizzata una meridiana che, con discreta approssimazione, consentiva di rilevare il passaggio del sole sul meridiano di Chiavari a mezzogiorno e di regolare tutti gli altri orologi dell'osservatorio. Il pendolo dell'osservatorio divenne così il pendolo su cui venivano poi registrati tutti gli orologi della città di Chiavari.
Per migliorare e perfezionare la taratura dell'orologio regolatore, nel 1913 fu acquistato un ricevitore Ducretet e Roger, che permetteva di ricevere il segnale orario trasmesso da Parigi dalla Torre Eiffel. Nel 1921 si poté migliorare la ricezione con l'acquisto di un ricevitore Carborundum. E infine, nel 1924, venne acquistato un apparecchio ricevente a tre valvole. Non tutte queste radio sono a noi pervenute; una di esse è visibile sulla parete di fianco alla finestra meteorologica.
Di fronte alla finestra c'è un altro strumento interessante: il microbarografo. È stato costruito a Genova verso la fine della prima metà del XX secolo dal professor Bossolasco. L'apparecchio, di concezione semplice e geniale, è basato su un'applicazione della legge generale dei gas.
Ora cambiamo argomento e passiamo nelle due sale successive, che appartengono alla sezione sismologica.
Prima di accedere alla sala macchine vera e propria, si entra in un'antisala. Questo ambiente veniva impiegato un tempo per sorvegliare il corretto funzionamento delle macchine e per la preparazione dei rulli di carta affumicata per la registrazione dei terremoti. Qui vi erano anche le attrezzature per il successivo fissaggio con bagni in soluzione alcolica di colofonia.
Questo ambiente è separato dalla sala macchine da una vetrata, per consentire l'osservazione a distanza degli strumenti senza perturbare le delicate registrazioni in corso.
Entriamo ora nel cuore dell'osservatorio sismico: la sala macchine. Questa sala ospita i sismografi. Nell'angolo nord-est della sala vi è una coppia di sismografi Stiattesi, installati a 90° tra loro. Al centro della sala invece, collocati su un pilastro in muratura, si trovano tutti gli altri strumenti:
- una coppia di sismografi Agamennone orientati a 90° tra loro;
- un sismografo Alfani;
- un tromometro di Bertelli per le misurazioni dei microsismi;
- un pendolo Bianchi;
- due avvisatori sismici Brassart (uno per le scosse sussultorie e uno per le scosse ondulatorie);
- altri avvisatori sismici costruiti da Cecchi;
- cronometri di precisione;
- e infine lo strumento registratore del livello del pozzo di falda acquifera.
Sul medesimo pilastro si può osservare un contenitore di colore arancio: è un sismografo elettronico moderno. L'apparecchio invia i dati registrati a un ricevitore, che può anche trovarsi a grande distanza dal sismografo. Nella presente esposizione, il ricevitore con la relativa stampante sono stati collocati nella stanza attigua.
Il pilastro in muratura è stato concepito in modo tale che i sismografi si potessero trovare su una base completamente svincolata dalle fondamenta e dalle strutture portanti dell'edificio. Questo perché gli strumenti non risentissero di eventuali movimenti di assestamento dell'edificio e perché non venissero disturbati da qualunque tipo di sollecitazioni.
Il pavimento della sala macchine, come il visitatore può facilmente osservare, è in legno e si interrompe a pochi centimetri di distanza dal pilastro per garantire l'isolamento, in modo tale da non trasmettere agli strumenti le vibrazioni causate dal calpestio del pavimento.
Tre oblò sul pavimento consentono di scorgere il locale sotterraneo, dov'è ben visibile il pozzo e l'apparecchio per la misurazione del livello della falda acquifera sottostante. L'apparecchio è costituito da un galleggiante che, mediante un sistema di trasmissione a cinghie, invia il livello dell'acqua del pozzo ad uno strumento collocato nella sala macchine.
Chi fosse interessato ad approfondire il funzionamento del sismografo, nella successiva descrizione potrà avere una spiegazione più dettagliata. Proseguiamo ora il percorso ed entriamo nella sala di meteorologia moderna.
In questa sala, a differenza della sala d'ingresso, sono ospitate le apparecchiature che dimostrano come viene svolta oggi la rilevazione e la registrazione dei dati meteo e sismici.
Il visitatore trova qui una vetrina interattiva dove, azionando dispositivi che trova a sua disposizione, egli può modificare la temperatura, la pressione e l'umidità del microambiente rappresentato dalla vetrina stessa. Il visitatore può così osservare l'immediata risposta degli strumenti. Ovviamente, nella realtà delle stazioni meteo questi strumenti non sono chiusi all'interno di una vetrina, ma si trovano collocati all'esterno e quindi esposti all'atmosfera. Osservando gli apparecchi esposti, appare subito evidente che essi sono di concezione molto differente da quelli esposti nella sala di meteorologia classica.
La strumentazione meteo odierna è costituita, come si può vedere in questa vetrina, da sensori elettronici che, mediante linee elettriche o via radio, sono collegati con dei computer che ricevono, archiviano ed elaborano i dati. Il tutto avviene in modalità automatizzata, senza necessitare dell'intervento dell'uomo.
Oggi, negli osservatori meteo di tutto il mondo, i dati che provengono dai sensori della stazione locale vengono integrati con la ricezione e l'elaborazione dei dati che provengono in automatico dai satelliti meteorologici che ruotano intorno alla Terra. Questa sala, quindi, simula un vero e proprio ufficio meteo modernamente attrezzato e realmente funzionante.
Torniamo ora verso l'ingresso del museo ed entriamo nella sala in cui è stato ricostruito l'antico laboratorio di fisica e chimica.
Questa sala è la ricostruzione dell'antico laboratorio di fisica del seminario di Chiavari. È dotata di circa 300 apparecchi datati tra la fine del XVIII e la seconda metà del XX secolo. Venivano un tempo utilizzati per l'insegnamento della fisica ai seminaristi. Infatti, fin dall'inizio della propria attività (1826), il seminario annoverava tra gli insegnamenti impartiti il corso di filosofia e fisica, caratterizzato dal fatto che una sua parte era dedicata a dimostrazioni sperimentali in aula. Per svolgere questo compito, il primo insegnante di filosofia e fisica, padre Giovanni Maria Pittaluga, realizzò un piccolo gabinetto di fisica.
Nelle vetrine disposte lungo le pareti di questa sala, gli strumenti sono raccolti e suddivisi nelle varie branche in cui tradizionalmente si suddivide la fisica, cioè:
- la termologia,
- ottica,
- acustica,
- elettricità e magnetismo,
- meccanica,
- pesi e misure,
- astronomia,
- chimica-fisica.
Per quanto riguarda la descrizione dettagliata di ogni singolo strumento, si rimanda alla consultazione del catalogo del museo disponibile al pubblico.
Al centro della sala sono poste in evidenza tre apparecchiature interattive che il visitatore può azionare. Questi apparecchi occupano un posto di rilievo all'interno della sala perché sono qui collocati per far conoscere l'opera di due scienziati dell'Ottocento nativi del territorio: si tratta di Giuseppe Domenico Botto e di Michele Bancalari. Al centro della sala vi è il modello che illustra il principio di funzionamento del telegrafo di Botto; alle spalle di questo vi è il modello del motore elettrico del medesimo scienziato; a sinistra è esposto l'esperimento di Bancalari.
La descrizione breve del museo finisce qui. Chi desidera approfondire dettagli sui singoli apparecchi esposti può consultare il catalogo del museo. Se invece desiderate ricevere spiegazioni più approfondite sul sismografo di Alfani, sul motore di Botto, sul telegrafo di Botto, sull'esperienza di Bancalari, potete proseguire l'ascolto di questa guida.
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The museum was inaugurated on 7 July 2001 and is dedicated to two priest-scientists: Giovanni Sanguineti and Gaetano Leonardini, who over the years dedicated their work to the teaching of physics and to meteorological observations.
The old meteorological observatory of the Chiavari seminary, on the other hand, is dedicated to another priest-scientist: Andrea Bianchi, who founded the observatory in 1883 and was its first director.
The museum features an original tour itinerary that enables visitors to immerse themselves in a scientific environment and in a nineteenth-century cultural atmosphere. Visitors will be able to take part firsthand by operating dedicated simulation devices.
The museum is divided into three sections:
- Physics Laboratory
- Seismology
- Meteorology
The visit begins in the classical meteorology hall. This room reconstructs the meteorological office that once stood on the seminary turret. On display in this room are barometers, the radio for receiving time signals, and the desk displaying one of the logbooks in which all values recorded by the instruments were written down by hand.
On one side, you will find an accurate reconstruction of the meteorological terrace situated on the seminary tower. Here you can see the instruments that, owing to the nature of their measurements, had to be positioned outdoors: the anemometer for wind speed, the rain gauge for precipitation, and the solarimeter for solar radiation. By operating the controls, you will simulate wind, sunshine, and rain, and observe the immediate response of the instruments.
In the right-hand corner stands a reconstruction of the meteorological screen window, a typical fixture that must always face north in all observatories. It was designed to house instruments intended for measuring air temperature and humidity. The original thermometers and hygrometers are on display within this window. These instruments had to be exposed to the outside air while remaining sheltered from adverse weather and direct sunlight; they were therefore placed in the recess between the shutter and the window pane.
Before leaving this room, however, let us pause for a few moments to discuss clocks and the essential requirement for a meteo-seismic observatory to maintain perfectly synchronised timekeeping. The meteorological office possessed a pendulum clock that required periodic calibration. To verify the exact time, a sundial was used, which enabled observers—with fair approximation—to mark the passage of the sun across the Chiavari meridian at solar noon and consequently adjust all other timepieces in the observatory. The observatory pendulum clock thus became the benchmark regulator against which all clocks across the town of Chiavari were set.
To enhance and refine the calibration of the regulator clock, a Ducretet & Roger receiver was purchased in 1913, allowing the reception of radio time signals broadcast from Paris via the Eiffel Tower. In 1921, signal reception was further improved with the acquisition of a Carborundum detector receiver. Finally, in 1924, a three-valve receiving set was acquired. Not all of these radios have survived; one of them can be seen mounted on the wall adjacent to the meteorological window.
Opposite the window stands another intriguing instrument: the microbarograph. It was built in Genoa towards the end of the first half of the twentieth century by Professor Bossolasco. Designed with ingenious simplicity, this apparatus operates on an application of the ideal gas law.
Let us now move on to the next two rooms, which belong to the seismological section.
Before entering the instrument room proper, one passes through an anteroom. This space was once used to monitor the smooth operation of the instruments and to prepare the smoked-paper drums for recording earthquakes. It also housed the equipment for fixing the recordings in a solution of colophony resin dissolved in alcohol.
This anteroom is partitioned from the instrument room by a glass wall, enabling visitors and staff to observe the apparatus from a distance without disturbing the delicate ongoing recordings.
Let us now step into the heart of the seismic observatory: the instrument room. This hall houses the seismographs. In the north-eastern corner of the room stands a pair of Stiattesi seismographs, installed at 90 degrees to one another. In the centre of the room, mounted upon a masonry pillar, are all the other instruments:
- a pair of Agamennone seismographs orientated at 90 degrees to each other;
- an Alfani seismograph;
- a Bertelli tromometer for measuring microseisms;
- a Bianchi pendulum;
- two Brassart seismic alarm indicators (one for vertical shocks and one for horizontal undulatory shocks);
- further seismic warning devices constructed by Cecchi;
- precision chronometers;
- and lastly, the water table well-level recording apparatus.
On the very same pillar, an orange enclosure can be seen: this is a modern electronic seismograph. The device transmits recorded data to a receiver, which may be located at a considerable distance from the seismograph itself. In the current layout, the receiver and its accompanying chart recorder have been installed in the adjoining room.
The masonry pillar was specifically engineered so that the seismographs would rest on a foundation entirely decoupled from the building's footings and load-bearing structures. This prevented the instruments from being influenced by any structural settling or disturbed by external vibrations and mechanical shocks.
As visitors will readily notice, the floor of the instrument room is made of timber and terminates a few centimetres short of the central pillar to ensure complete isolation, preventing footfall vibrations from transferring to the delicate apparatus.
Three viewing apertures in the floor offer a look down into the subterranean vault, where the well and the apparatus for measuring the underlying water table are clearly visible. The device consists of a float that, via a pulley-and-belt drive mechanism, transmits the well water level to a recording instrument located in the machine room above.
Anyone wishing to explore the workings of the seismograph in greater detail will find a comprehensive explanation in the subsequent recording. Let us now continue along the tour into the modern meteorology room.
Unlike the entrance hall, this room houses equipment illustrating how modern meteorological and seismic data collection and logging are conducted today.
Here, visitors will find an interactive display case in which, using the controls provided, they can alter the temperature, pressure, and humidity of the micro-environment within the cabinet. Visitors can thus witness the instantaneous response of the sensors. In operational weather stations, these instruments are naturally not enclosed inside a display cabinet, but are mounted outdoors and exposed directly to the elements. Looking at the modern sensors, it is readily apparent that their design differs substantially from the historical apparatus shown in the classical meteorology room.
Contemporary meteorological instrumentation, as demonstrated in this cabinet, comprises electronic sensors connected via electrical wiring or radio telemetry to computers that collect, store, and process data. The entire workflow is automated, requiring no direct manual intervention.
Today, in weather observatories around the globe, local ground-station measurements are combined with automated data streams transmitted from earth-observation satellites orbiting the planet. This room therefore replicates an operational, fully equipped, modern meteorological station.
Let us now return towards the entrance of the museum and enter the room housing the reconstructed historical physics and chemistry laboratory.
This room is a faithful reconstruction of the historic physics cabinet of the Chiavari seminary. It preserves around 300 instruments dating from the late eighteenth century through to the second half of the twentieth century. These instruments were once used for teaching experimental physics to seminarians. Indeed, from the very beginning of its academic curriculum in 1826, the seminary offered tuition in philosophy and natural philosophy (physics), notable for incorporating live experimental demonstrations in the classroom. To support this teaching, the first instructor of philosophy and physics, Father Giovanni Maria Pittaluga, assembled a modest physics cabinet.
In the display cases lining the walls of this room, the instruments are arranged according to the traditional branches of physics:
- thermology (heat),
- optics,
- acoustics,
- electricity and magnetism,
- mechanics,
- weights and measures,
- astronomy,
- chemical physics.
For an exhaustive description of every individual instrument, visitors are invited to consult the museum catalogue available to the public.
In the centre of the room, three interactive exhibits are prominently featured for visitors to operate. These working models occupy pride of place because they commemorate the pioneering work of two nineteenth-century scientists native to the local area: Giuseppe Domenico Botto and Michele Bancalari. At the centre stands the model illustrating the operating principle of Botto's electric telegraph; behind it is the model of his electric motor; to the left is Bancalari's diamagnetism experiment.
This concludes the general introductory tour of the museum. Visitors wishing to explore specific exhibits in greater depth may consult the museum catalogue. If you would like to hear detailed explanations of Alfani's seismograph, Botto's electric motor, Botto's telegraph, or Bancalari's experiment, please proceed with the remaining audio tracks of this guide.